Le promesse si mantengono:
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Benvenuti!
Il prossimo post lo scrivo da una casa.
La mia.
Non so dov'è, la sto cercando. Intanto scrocco ospitalità, amore e pc scassati.
Incrociamo le dita?
Bacini a tutti.
Voglio scriverlo perchè oggi mi ha fatta stare bene.
Voglio scriverlo perchè non ci credevo neanche io, non più.
Il mio capo me l'ha detto. Me l'ha detto. Non penate male '.'.
Mi ha detto che questa è solo la palestra, che tutti ci passano per imparare, che non ha intenzione di tenermi lì a vita, che posso fare quello che saprò dimostrare di saper fare.
Me l'ha detto.
Mi ha detto che è un passaggio obbligato, che sarà dura e che a volte sarà scorante, ma che è solo un passaggio.
Pendevo dalle sue labbra in quel momento. Fosse stato per me, l'avrei ringraziato come una divinità con tanto di inchini e lacrime agli occhi.
Era tutto quello che una piccola lanciata nel mondo di un'enorme azienda voleva sentirsi dire. Tutto qui. Non chied altro, lo giuro. Ora faccio tutto, imparo tutto, mi impegno e mi sacriico fino allo sfinimento. Ora sì. Ora sì.
Dovevo scriverlo. Dovevo.
E ancora una volta quel brano. Per me stavolta. Pieno forte e fiero.
Più dei tramonti , più del volo di un uccello,
la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.
Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.
Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.
Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto. Dio quanto piangete! Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance?
E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze! Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
"Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?" Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile. Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente. Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi.
Ma soprattutto per noi stesse".
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l'aspetti...
(Donne in rinascita di Jack Folla)
Ci sono tante notizie ultimamente che meriterebbero un minicommento su un miniblog inutile come questo. Ci sono tante notizie, tanti movimenti che nella testa di una 26enne suscitano domande, perplessità, un sacco di schifo.
Una fra tutte, la RIVELAZIONE che l'informazione sia guidata e manipolata politicamente. Ebbè adesso sì che finalmente lo so! prima MAI avrei pensato una cosa del genere del giornalismo e della tv italiani! Ma su questo non commenterò altro, perchè è talmente rivelatoria che si commenta da sè......
No invece vorrei davvero commentare le lamentele in Italia.
Sì perchè è un paese che ha preso a lamentarsi eh! Non ci si può più girare intorno.
Non sono solo le vecchiette dal panettiere al mattino che si lamentano degli acciacchi, no!! No...sono i padri e le madri di famiglia che non riescono a comprare i libri di scuola per i figli. Sono le coppie etero che non riescono ad arrivare a fine mese e le coppie omo, che oltre a non riuscire ad arrivare a fine mese, non riescono a fare anche tante altre cose, in società.
Sono gli infermieri in ospedale che non possono prestare servizio umano ai pazienti perchè devono fare anche da centralinista-segretario-portiere-portantino. E sono gli stessi infermieri costretti a passare con le barelle sotto tubi che si sgretolano di materiali di cui nessuno vuole accertare la natura.
Sono gli anziani, che hanno paura anche ad aprire la porta ai nipoti.
Sono gli amanti dello sport che non vanno più allo stadio per paura.
Sono le persone che vogliono sapere e che se aprono i giornali si rendono conto che stanno solo cercando di NON farci sapere, di farci credere, di metterci paura, di convincerci che siamo dei coglioni.
Io pretendo di sapere. E non posso destreggiarmi per ore e ore sui siti internet più disparati, dai ministeri ai tribunali, ai blog, per poter centellinare verità. Non c'ho il tempo di farlo, cazzo, non posso, devo lavorare! Non mi paga nessuno per farlo!
Sono le lamentele di chi vorrebbe fare qualcosa di forte, di fortissimo, di popolare, di pericoloso. E che invece si trova da solo, o pensa di esserlo, o non sa da dove cominciare o ha comunque paura adesso che magari ha un lavoro e chissà in futuro le cose forse cambieranno e... e...e...
Queste sono le inutili e stucchevoli lamentele dell'italiano. Queste e molte altre. Popolo di piagnoni.
Lamentele da pigroni, da bamboccioni, da figli di papà.
Non come le lamentele serie, quelle giuste, quelle fondate, quelle forti e fiere. Quelle da ascoltare.
Quelle sì che vanno messe in prima pagina, quelle sì che meritano che i Tribunali le accolgano, le coccolino, le ascoltino. Un esempio? Ma le lamentele dei nostri REALI Savoia! Le lamentele dei nostri assassini storici. Le lamentele di chi ha distrutto l'Italia, le lamentele di chi non avrebbe mai dovuto rimettere piede qua dentro (nemmeno in sordina come hanno sempre fatto, sempre.). Le lamentele dei cari Savoia. Che chiedono 260 milioni come danni morali.
Voglio urlare, voglio uscire sul mio balcone e urlare forte e chiaro che mi fanno schifo. Mi fanno davvero schifo.
Il blog vale come balconcino per adesso? Ci passa più gente che non sotto il mio balcone reale, immerso nella campagna piemontese dei Savoia.
Forse sono le mie ultime gocce di adolescenza, lasciate colare in qualche tasca di qualche felpona con il cappuccio. Forse è solo che non sono cresciuta del tutto perchè è giusto così. Forse è solo un pezzettino tenerello tra le varie falde di marmo. Non lo so. Però mi piacerebbe tanto che qualcuno, ora o nel passato e nel futuro, mi dedicasse questo:
Ok, prendo il testimone che Isabelle mi ha lanciato dietro e scrivo il mio test giornaliero! Gha.
8 cose che non sapete di Albapluvia:
1. Quando è in macchina da sola canta sempre a squarciagola canzoni da squarciagola
2. Ha tre piantine sul davanzale: un ciclamino, una pianta di peperoncini rossi e una pianta grassa con i fiori che sembrano bottoni rosa
3. Non ha mai avuto il poster di una celebrità appesa in camera
4. Non le piace l'estate, odia il sole forte e le giornate d'agosto
5. Mangerebbe quintali di purè di patate e di pizza, ma fa fatica a buttare giù un cucchiaio di lenticchie
6. Si vergogna quando le piace qualcosa di terribilmente commerciale e non lo dice in giro
7. A volte chiude gli occhi e visualizza un'enorme ondata di latte che inondi tutto il mondo, le città e i deserti. Ed è un'immagine bellissima.
8. Le piacciono le immagini in bianco e nero e a volte si ferma a guardare angoli di strada colpiti di sbilenco dalla luce del sole
Intanto ho perso il testimone per strada e non lo passo a nessuno.
Sono fuori dalla squadra?
Non scrivo perchè sono stanca.
Non scrivo perchè non so dove sono.
Non scrivo perchè ho troppo dentro, tutto ammassato come in uno sgabuzzino troppo piccolo.
Non scrivo. E vuol dire che non penso. Sempre a causa dello sgabuzzino. C'è pure poca luce.
Non scrivo perchè c'è troppo vento, che tira forte e che fa di tutto per trascinarmi da una parte o dall'altra. E se le mani le hai impegnate a tenerti stretto a un palo, come scrivi?
Non scrivo perchè sono confusa, confusissima, sola nonostante tutte queste persone accanto.
Non scrivo perchè ho paura di non fare ciò che voglio fare.
Non scrivo, non scrivo più tanto, perchè non ho nulla da scrivere, infondo.
Non scrivo perchè sono piena di nostalgia per il cielo.
Non scrivo perchè sono un pezzo di marmo sotto la pioggia.
Non scrivo perchè il bivio è troppo grande e le indicazioni sono sbiadite.
Non scrivo perchè è buio.
E menomale che non scrivevo...
Dedicato a Valentina
Più dei tramonti , più del volo di un uccello,
la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.
Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.
Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.
Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto. Dio quanto piangete! Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance?
E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze! Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
"Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?" Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile. Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente. Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi.
Ma soprattutto per noi stesse".
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l'aspetti...
(Donne in rinascita di Jack Folla)
La neve accade.
Ed eccola, a casa mia.
EDIT delle ore 22.41
Ri-rifatto. Yes.
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